• Federica

[BLOGTOUR] Analisi di un estratto di "Al di là di Borgo Opaco" di Emanuela A. Imineo


Buongiorno lettori!

Oggi andremo a sviscerare quello che è il mio estratto preferito di questo romanzo; ovviamente, quello che vi mostrerò sarà estrapolato dalla prima parte del racconto per non cadere in alcun tipo di spoiler... Perché se proprio dovessi citare la mia parte preferita sarebbe senza alcun dubbio il finale che, come accennato in sede di recensione, è forte, scioccante e per nulla rose e fiori; me piasce!


Ringrazio di cuore l'autrice per avermi inclusa in questo evento e di avermi permesso di leggere il suo romanzo in anteprima.

Titolo: Al di là di Borgo Opaco

Autrice: Emanuela A. Imineo

Casa editrice: self publishing

Pagine: 360

Prezzo: € 12,99 in cartaceo, gratuito con Kindle Ulimited















Tra i picchi delle più alte montagne, punto d'incontro di Umani e Dei crudeli, c'è un luogo maledetto dove il buio quasi diventa suono, assordante e oscuro. Con la luce del sole però torna a essere Borgo Opaco: un villaggio unico, malinconico e ridente, dove culti e i riti di ogni epoca e provenienza convivono in serenità.Tra i suoi abitanti troviamo Moon, un'adolescente che professa l'Antica Religione. Moon ha perso i genitori e vive con Nymphe, sua nonna: una strega che, per malattia o sortilegio, non ha più la facoltà di esprimersi in maniera lucida e coerente. Tra rabbia e dolore, sacrifici umani e ricerca del proprio destino, Moon si troverà di fronte a due sentieri e dovrà compiere la sua scelta: potrà riempirsi di oscurità o sacrificarsi per la salvezza. Due incontri segneranno il suo percorso: quello con Metelaine, all'apparenza una ragazza come lei ma forse non umana, e quello con Provenza, la ninfa immortale preda della morte.Crescere è sempre scegliere, ma cosa deciderà Moon? E chi ne pagherà il prezzo?


Inizialmente, vi dico la verità, avrei voluto parlarvi del prologo: è un pezzo fondamentale di un romanzo, è il vestito con cui si presentano le parole messe giù su carta dall'autrice e sicuramente è la parte che, sbirciando in libreria, determina se la lettura fa o meno al caso nostro.

Non è il pezzo che andremo a sviscerare ma, sinceramente, faccio uno strappo alla regola e vi cito un pezzettino per farvi capire quanto "Al di là di Borgo Opaco" sia oscuro e affascinante al contempo:

Era una sera d'estate quando Moon arrivò nella dimora della nonna, a Borgo Opaco. Ne conosceva bene le mura e tutto ciò che la circondava le era familiare. Si era abituata a passare i mesi estivi in quel luogo, con le giornate che trascorrevano velocemente tra giochi e racconti sulle fate. Ciò che le piaceva di più, era osservare la nonna intenta a raccogliere le erbe e le margherite nel giardino intorno. Arrivò di nuovo lì per rimanervi. Da quella volta, Moon nella propria casa non fece più ritorno. L'odore della madre, che profumava vagamente di vaniglia e caramello... il suo sorriso... era questo che Moon ricordava ogni giorno da quando, insieme al padre, anche lei era scomparsa l'ultima volta che l'aveva vista, l'aveva abbracciata stretta. Erano passati anni e i giorni avevano portato via con loro il ricordo delle sue ultime parole: forse annunciava unviaggio o un “torno presto”, ma a Moon poco importava. Ciò che contava era il pensiero di lei.

Ciò che voglio analizzare con voi, però, è un pezzettino dedicato a Provenza, ninfa che non incarna di certo l'ideale di "personaggio positivo" ma che, inevitabilmente, risulta essere affascinante e intrigante agli occhi del lettore e ai miei, in questo caso.

Come ninfa, a Provenza risultava impossibile comprendere in quale modo un uomo potesse vivere con il fardello della propria finitezza. Solo Ilmair, tra tutti i mortali rassegnati, aveva avuto il coraggio di ribellarsi a quel destino. Per lei. E per tutti quelli che provano amore. Ma tale gesto gli era costato la vita e aveva trasformato l’immortalità di Provenza in una condanna. Il dolore le sbranava l’anima e a volte si traduceva in rabbia feroce. Provenza non sapeva gestirlo: la morte era estranea alla sua natura. Era qualcosa di talmente opposto da non essere concepibile né gestibile. Le aveva rovesciato il cuore come un guanto. E così lei rovesciò l’amore nel suo contrario: divenne rabbia e odio.

Perché vi ho citato questa parte dedicata al passato di Provenza?

Perché questa donna dall'incarnato bianco e candido come la neve e gli occhi color del mare, nonostante sia una ninfa e non sia umana, i sentimenti che prova sono insiti in ognuno di noi, specie a seguito di una fortissima sofferenza.

Sofferenza che, in questo caso, è provocata da un amore, un amore perduto, che la cambia radicalmente e la rende una Provenza diversa, con sentimenti di rabbia e odio che vanno a intricarsi nella sua anima, cambiandola radicalmente.

E' anche questo ciò che mi ha permesso di apprezzare in toto il personaggio: solitamente quando si fa riferimento a una creatura che non è umana, in questo caso una ninfa, la si idealizza come perfetta, incapace di provare dolore o odio, perché appunto distante concettualmente da quello che è l'uomo, pregi e difetti.

Lei, invece, è terribilmente reale e umana, (resa tale anche dall'affetto che prova per il suo amore perduto) arrabbiata e rancorosa verso coloro che le hanno tolto uno dei sentimenti più grande che possa esserci, incapace di perdonare una crudele decisione altrui affrontando la morte di una persona cara, cosa assolutamente estranea dalla sua natura immortale.



E tu, mio caro lettore, sei pronto a scoprire di più di Provenza, personaggio legato alla mia citazione preferita di questo romanzo?


Di seguito vi lascio il calendario dove potrete sbirciare tutte le tappe.



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