• Federica

[RECENSIONE] "My broken Mariko" di Hirako Waka

Buongiorno lettori!

Sinceramente non vedevo l'ora di scrivere questa recensione: infatti, sin dall'annuncio durante i Lucca Changes 2020, avevo espresso il mio forte interesse verso "My broken Mariko", titolo che segna l'esordio dell'autrice Hirako Waka... Le mie aspettative saranno state soddisfatte?


Ringrazio la casa editrice per avermi fornito la copia cartacea. Vi ricordo che l'omaggio non influisce in alcun modo sul mio giudizio da lettrice.

Titolo: My broken Mariko

Volume: Unico

Autore: Hirako Waka

Editore: J-Pop

Pagine: 194

Dimensione: 15x21

Stampa: b/n e col

Prezzo: €10,00

ISBN: 9788834904343












Mariko e Tomoyo sono come sorelle sin dalla scuola media e hanno mantenuto il loro rapporto nel corso degli anni, nei quali Tomoyo ha supportato l'amica anche in circostanze molto difficili come abusi, abbandono e depressione. Quando la sua amica muore inaspettatamente, Tomoyo è colpita da un accecante senso di impotenza e diventa determinata ad andare a fondo di questo mistero, iniziando a indagare su questa scomparsa... alla ricerca del motivo per il quale Mariko si sarebbe, all'apparenza, tolta la vita.


Prima di parlare del contenuto e di tutto ciò che ho provato leggendo di Mariko e Tomoyo, vorrei dare un brevissimo sguardo all'edizione: brossurato con sovraccoperta, "My broken Mariko" presenta un formato leggermente più grande ai titoli "standard" J-Pop come, ad esempio, "Radiation House" o "Toradora"; la dimensione, in soldoni, è praticamente la stessa utilizzata per "Unico", che fa parte dell'Osamushi Collection, o di "Kota, il cane che vive con noi". Vi è, inoltre, la prima pagina a colori in cui traspare, già solo dalla tavolozza di colori utilizzata, il "peso" che questo titolo racchiude nelle proprie pagine.


"My broken Mariko" è titolo forte, dalle tavole che quasi sembrano urlare la disperazione che si percepisce nelle vicende in cui abbiamo come protagoniste Tomoyo e Mariko, in cui è evidente sia la depressione che una vita di abusi e depressione portano nella mente di una vittima, sia il dolore, la tristezza e i dubbi di chi resta.



Il volume si apre con una scena che mai nessuno vorrebbe vivere nella vita: la notizia del suicidio di una persona a noi cara, in questo caso di un'amica,

Tomoyo e Mariko sono amiche sin dalle scuole medie: la prima è praticamente un sostegno vitale per la seconda che, tragicamente, subisce continue violenze fisiche e psicologiche da parte del padre sin da piccina; egli, infatti, la picchia e la violenta dicendole esplicitamente che è colpa sua che lo provoca.



Nella mente di Mariko, quindi si innesca un meccanismo deleterio in cui la ragazza, pur essendo innocente, crede di meritare tutto ciò che subisce, sia le violenze sia l'essere abbandonata da sua madre. Come può anche solo pensare di volersi bene e non farsi del male, anche attraverso azioni autolesionistiche, se persino chi l'ha messa al mondo la ritiene un errore, sempre sbagliata e sempre colpevole di tutto ciò che accade? E' questo ciò che pensa continuamente Mariko, come se fosse davvero una colpa essere una vittima innocente...

Tomoyo, quindi, è letteralmente il porto sicuro della ragazza, tanto che le viene esplicitamente detto che potrebbe morire senza di lei, l'unica che davvero le vuole bene.



La storia di Tomoyo, che si alterna tra presente e ricordi del passato, prosegue con un viaggio: la donna, infatti, irrompe in casa del padre di Mariko, ruba le ceneri dell'amica, sottraendole al mostro che più ha fatto del male alla defunta amica e rischiando di esser picchiata, e fugge verso il mare per spargere le ceneri, luogo dove Mariko stessa ha sempre sognato di andare.

Proprio durante il viaggio a Marigaoka, attraverso lettere e ricordi, ci è possibile scoprire di più sul passato delle due e sulla loro amicizia quasi ossessiva; "My broken Mariko" è un titolo che segna profondamente il lettore.


Oltre la storia che, ovviamente e per quanto detto, è davvero pesante e che necessita di qualche fazzoletto per eventuali lacrime durante la lettura, la cosa che più mi ha colpita sono state le tavole: sembravano davvero quasi urlare, come se l'inchiostro su carta potesse parlare.


"My broken Mariko" è un titolo colmo di dolore, di sensi di colpa, di liberazione da una vita di soprusi attraverso un gesto da cui non si può tornare indietro... E' anche una storia in cui i dubbi di chi resta ne fanno da padrone: "se le fossi stata più vicina sarebbe andata diversamente?", "ho fatto abbastanza per lei?", "se l'avessi chiamata più spesso?".

E' un titolo forte, non credo adatto a tutti, ma che ci fa anche capire l'importanza della vita, di quanto quest'ultima possa cambiare in un solo secondo, di quanto le persone che amiamo forse dobbiamo amarle "più forte", perché il dolore e i sensi di colpa di chi resta è davvero forte... E ci insegna anche ad andare avanti, a non sprecare nessun attimo della nostra vita, ma soprattutto a non dimenticare e a tenere nel cuore chi non ce l'ha fatta.


Se cercate una storia forte, che sa dare tanto in un solo volume e che sappia segnarvi profondamente, "My broken Mariko" fa al caso vostro. E' un titolo che difficilmente dimenticherò, anche solo per quanto le tavole e la storia hanno saputo darmi a livello umano.




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